Regalo di
San Nicola alla città dal musicista molfettese
Successo per Joe Valeriano all’Odeon
Non
poteva esserci un piatto di San Nicola più ricco per gli amanti del
blues: il concerto che Joe Valeriano, grande artista del genere, da anni
trapiantato a Milano ma originario della nostra città, ha regalato a
Molfetta dal palco dell’Odeon, è stato un evento memorabile, di qualità
elevatissima.
I fan del blues chiamati a raccolta dal chitarrista si sono entusiasmati
per due ore sulle note di pezzi fantastici, cui Joe ha dato una nuova
anima, fondendosi col suo strumento. Un solo corpo, una vibrazione
unica, la mano leggera che sembra accarezzare le corde, e poi magici
assoli che sembrano far parlare la musica.
Dal grande Stevie Ray Vaughan ai Creedence, passando per Eric Clapton,
Jimi Hendrix e B.B. King, per finire al personalissimo omaggio a Bob
Dylan, Joe Valeriano ha dato sfoggio a tutte le sue qualità ed
esperienze, tra cui quella di chitarrista del noto cantante inglese Kim
Brown.
Valeriano è tra i migliori chitarristi attualmente in Italia, il
migliore interprete in assoluto di Steve Ray Vaughan. Sul palco è stato
accompagnato da Rino Corrieri alla batteria e Giovanni Astorino al
basso, due elementi essenziali della band di Caparezza.
Il pubblico dell’Odeon ha mostrato di gradire molto la performance, ed
ha invitato la band per i bis a fine concerto. Il grande chitarrista ha
promesso di tornare a suonare nella sua città appena possibile. Speriamo
al più presto.
Michele
Bruno
Joe
Valeriano: “un’emozione stupenda suonare a Molfetta!”
Abbiamo
sentito il grande chitarrista blues Joe Valeriano subito dopo il
concerto dell’Odeon, ci ha raccontato le sue sensazioni e i suoi stati
d’animo, con grande disponibilità e sincerità.
Joe, cosa
si prova a suonare nella tua città?
Suonare dopo tanto tempo nel teatro Odeon, nella propria città, davanti
agli amici ,ai parenti (tra i quali mia madre novantenne) ed a tante
altre persone che erano venute ad ascoltarmi, è stato molto emozionante,
anche se è stato faticoso e dispendioso organizzare il concerto.
Ti
aspettavi un'accoglienza diversa?
E' stata veramente un'accoglienza fantastica, anche se mancava al
concerto una parte di giovani molfettesi che avrei incontrato
volentieri. Quando suono nei festival o club musicali, sono proprio i
giovani che affluiscono ai miei concerti. Molti di loro vogliono
imparare da musicisti come me alcuni segreti che solo l'esperienza, la
grande passione e il sacrificio per la musica possono dare.
Tanti ragazzi di Molfetta non hanno purtroppo colto questa occasione,
parlo in particolare dei ragazzi che fanno musica.
La musica il più delle volte è vissuta come un hobby, un qualcosa in più
da fare. Non si è, salvo alcuni casi, totalmente dediti alla musica e
quindi attenti a tutto quello che si propone.
Cosa
pensi dell'attenzione della classe dirigente nei confronti della
cultura, visto che la tua musica, la tua arte è cultura?
Non conosco molto bene la classe dirigente di Molfetta e quindi non mi
pronuncio, posso solo dire per il mio caso, che dopo aver segnalato più
volte il mio desiderio di suonare a Molfetta non ho avuto alcun cenno
(ho personalmente scritto due e-mail al Sig. Sindaco), purtroppo questa
estate (ho trascorso alcuni giorni di vacanza) ho assistito ad una
programmazione musicale molto scadente.
Sono lontanissimi gli anni in cui a Mofettta arrivava gente come Dizzie
Gillespie, Bill Evans, Danny Richmond, contrabbassista di Charles Mingus,
(conservo gelosamente un suo autografo), Stan Getz, Art Bekley e tanti
altri.
I tuoi
idoli sono Hendrix e Stevie Ray Vaughan. Parlaci delle emozioni che si
provano a suonare le loro canzoni.
Ho conosciuto la musica di Jimi Hendrix ascoltandola a sedici anni dal
Jukebox della gelateria Cipriani in villa. E' una grande emozione per me
essere considerato come uno dei migliori chitarristi italiani che
interpretano Jimi Hendrix e da tanti come il migliore interprete blues
di Stevie Ray Vaughan. E' la musica che adoro di più.
Ti
abbiamo visto formare una sola anima con la tua chitarra. In quei
momenti di trance la mano va in automatico, in delirio?
A dodici anni ho avuto la mia prima chitarra e dopo alcuni giorni senza
maestro ero capace di suonare alcuni brani dei Beatles. Ho capito che
avevo ricevuto un dono ed ho sempre fatto in modo di non sciuparlo.
Dedico quindi alla musica gran parte del mio tempo.
Hanno
suonato con te Rino e Giovanni, strumentisti di Caparezza. La nostra
città produce ancora musicisti di qualità, ma mancano gli spazi. Che ne
pensi?
Avevo tanta voglia di conoscere Caparezza e la sua Band di persona;
erano a Milano al Palamazda e io ho contattato Rino per poterli
incontrare. Sono stato accolto da "Michele" e dalla sua Band in un modo
così cordiale e rispettoso che difficilmente potrò dimenticarlo. Il loro
successo è meritatissimo e io sono fiero come molfettese di essere loro
concittadino.
Ritornando al concerto, ho incontrato Rino e Giovanni a Molfetta e loro
mi hanno invitato nella loro "cantina" a suonare un po', cosa che mi ha
fatto molto piacere. Dopo aver suonato ho detto loro che avevo
intenzione di organizzare un concerto e si è deciso fi farlo insieme.
Sono stati veramente grandi a creare le giuste atmosfere blues, con
ritmiche e dinamiche ad alto livello. Suonare con Caparezza non è un
gioco.
Per quanto riguarda la nostra città ho visto con piacere che ci sono
tanti giovani e meno giovani che suonano, ma ho l'impressione, spero
sbagliata, che la musica, come dicevo prima, sia per la maggior parte di
loro un optional o un atteggiarsi, una moda, insomma un buon perditempo.
Talvolta mi sembra che parlino di musica alla stessa maniera dei tifosi
sportivi che parlano e sparlano di calcio e di calciatori. Penso che la
mancanza di grandi concerti al sud o in provincia contribuisca in modo
notevole a questo arretramento musicale.
Per quanto riguarda gli spazi, il comune potrebbe mettere a disposizione
alcune sale prove, dove i ragazzi suonerebbero senza grandi spese, e
organizzare concerti e incontri musicali nelle stesse strutture.
Se ci sono musicisti di qualità, spero che da soli sappiano trovare la
giusta strada per poter esprimere al meglio le loro qualità e
potenzialità.
Quando ti
aspettiamo a Molfetta?
Spero di poter suonare al più presto a Molfetta, magari nella prossima
"Estate Molfettese", e precisamente nella villa comunale, dove una volta
si incontravano tutti i giovani della città, dove tutti quelli della mia
età hanno trascorso gran parte della loro infanzia, adolescenza e
giovinezza.
Michele
Bruno
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