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LIVE Recensione tratta dal
numero di ottobre 2001 di Guitar Club. Una fortunata serie di coincidenze (entrambi sappiamo chi ringraziare…) mi ha permesso di avere tra le mani l’ultimo cd di questo veterano della scena blues-rock italiana (con tre album all’attivo). L’approccio al modo di fare musica di Joe e della sua band (Ray "Boom Boom" Accardi al basso e Roberto Rimoldi alla batteria) è stato fin da subito immediato, complice anche la comune passione per Jimi Hendrix che lega l’intervistatore alla sua "vittima"(della serie Killing Floor!!!). Ed è proprio dallo smisurato amore per l’opera musicale del chitarrista di Seattle che incomincerei questa informale chiaccherata. . Ascoltando le versioni dei brani hendrixiani contenute in Live, in particolare la bella ed originale Little Wing, ci si rende davvero conto di cosa Hendrix possa rappresentare per Joe ed in genere per un qualsiasi musicista. . Il pensiero torna inevitabilmente alla cover di Little Wing con quell’insolita intro che ricorda molto da vicino 1983 (A Merman I Should Turn To Be), a dimostrazione che l’allievo ha ben assimilato le nozioni impartitegli dal maestro. Joe, in quest’occasione, si sente effettivamente libero di dare sfogo al suo talento musicale (non per niente, alla fine di giugno, è stato uno degli ospiti del prestigioso festival blues di Bellinzona) e la sua roca e possente voce da bluesman (nostrano) ringhia altrettanto forte che la chitarra che imbraccia davanti al pubblico entusiasta. Così si "consumano" Voodoo Chile e Wild Thing. Riprende quindi il racconto e Joe elogia un altro artista a lui molto caro. . Completamente assorti nella nostra conversazione non ci accorgiamo della cameriera del locale che gentilmente ci invita ad uscire. Il pub sta chiudendo (alle 16.00 del pomeriggio!) e a noi non resta che incamminarci verso un vicino bar. Joe, rilassato in volto (la quiete prima della tempesta… stasera suonerà sul Lago Maggiore), non nasconde tuttavia che il suo ideale rimane e rimarrà comunque Hendrix; tutto il resto, Stevie Ray Vaughan compreso, può solo rappresentare un tramite per avvicinarsi al "divino". La pacatezza con cui Joe mi racconta della sua musica rivela, nonostante i numerosi anni trascorsi sul palcoscenico, lo stesso entusiasmo del primo momento: ogni live performance diventa quindi occasione per maturare e per esprimersi intensamente. A conferma di questo atteggiamento positivo verso la sua professione, Joe, dopo l’ennesima breve digressione su Hendrix (<… una delle ultime cose che sto proponendo nei club è Machine Gun…>) mi erudisce sul suo particolare modo di interpretare il blues. . Quest’atmosfera da jam domina per l’intera lunghezza dell’album rendendo difficile per l’ascoltatore prevedere cosa succederà dopo ogni assolo di chitarra. Joe e la sua band riescono così a catturare abilmente l’attenzione degli astanti, a renderli partecipi di quanto sta accadendo, in quel particolare momento, sul palco. Lo spettacolo ormai ha preso il largo. Brani storici di Stevie Ray Vaughan e Jumpin’ Jack Flash degli Stones si alternano piacevolmente a un classico del blues come Sweet Home Chicago di Robert Johnson. L’esecuzione, come facilmente si può immaginare, raggiunge la massima intensità quando Joe si abbandona alle melodie dipinte dalla magica chitarra di Jimi. Il risultato è davvero pregevole. Non meno suggestivo il pezzo strumentale (scritto da Joe) che apre l’album concerto. Chitarra e basso si scatenano. Urlano. Ringhiano. Mordono alle caviglie il batterista che non può fare a meno, a sua volta, di scatenarsi. Il tempo a nostra disposizione sta scadendo, altri impegni incombono all’orizzonte. Giusto qualche minuto per ricordare alcune prestigiose collaborazioni (una in particolare, quella con Kim Brown) e per fare un breve accenno ai progetti futuri. Al momento è in cantiere un nuovo live, questa volta acustico, cui dovrebbero partecipare vari musicisti tra i quali Joe Colombo, suo compagno nella recente e fortunata avventura di Bellinzona; solo successivamente ci sarà tempo da dedicare ad un album registrato in studio che possa trarre profitto dalle esperienze maturate. Nel frattempo vi consiglio caldamente, se risiedete a Milano e dintorni, di tenere d’occhio le serate live del Blueshouse e del Nidaba Theater. Dal canto mio posso promettervi che molto presto sentirete ancora parlare, sulle pagine di Guitar Club, di Joe e della sua band. Matteo Ceschi
L'universo musicale di Joe Valeriano ha
tutti i segni dello straordinario in quest'ultimo album registrato dal
vivo al festival Cant' e Magg' 2000 ed è dedicato ai suoi grandi maestri
Jimi Hendrix e Stevie Ray Vaughan.
Alberto Astorri |